Articolo della Dott.ssa Carmen Travaglini per Girotondo

Le intolleranze alimentari non possono essere considerate un’allergia bensì una particolare risposta dell’organismo all’introduzione di determinati alimenti che si manifesta attraverso l’impegno principale di vie diverse da quelle del sistema immunitario. Le Neuroscienze ci insegnano come esista un sistema nella biologia umana per adattarsi alle diverse condizioni di stress denominato PNEIM: Psico – neuro – endocrino – immunologico – metabolico. In caso di necessità l’organismo cerca una via di adattamento a tale situazione attivando diverse funzioni comprese appunto nel sistema PNEIM. Le così dette “intolleranze” sono presenti quando l’organismo impiega soprattutto le vie “non immunitarie” alla risposta allo stress. Potranno così essere presenti sintomi fisici (tosse, orticaria, diarrea, cefalea, cistite, ecc.) sia sintomi psichici (iperattività, sonnolenza, insonnia, difficoltà di concentrazione, ecc.). Tali condizioni sono alla base della formazione di reazioni infiammatorie con conseguente produzione di tossine che, se non adeguatamente eliminate, tenderanno ad accumularsi portando inevitabilmente, nel tempo, a una sorta di avvelenamento dell’organismo. Uno dei sintomi più diffusi e frequenti consiste in quello che molte mamme riportano come quel “catarrino fastidioso in gola accompagnato da tosse continua“.

Spesso i bambini che presentano raffreddori ripetuti, tosse, catarro, cefalea, iperattività ecc., hanno nella loro storia episodi di gastroenteriti, coliche gassose, stitichezza e, quasi sempre, una intolleranza alimentare con disbiosi, ovvero una alterazione della flora batterica intestinale. L’integrità della parete intestinale è di fondamentale importanza per lo sviluppo e il mantenimento dell’immunità e della capacità difensiva dell’organismo. Il tubo digerente è un vero e proprio organo immunitario, oltre ad essere conosciuto come “secondo cervello” per la sua importanza nelle manifestazioni psico – emozionali di tutti i giorni.

Per meglio chiarire i concetti vi riporto un caso clinico emblematico.

Qualche tempo fa una mamma si presenta in studio con la sua bambina di cinque anni per una dermatite atopica, chiedendomi se fosse stato possibile conoscere gli alimenti che davano fastidio alla sua piccola. In particolare evidenziava che, quando la bambina mangiava banana e cioccolato, subito dopo perdeva forza e vitalità diventando “uno straccio”.  Se ne andava via rapidamente tutta l’energia fisica e quindi era costretta a sdraiarsi sul divano con una grande sonnolenza e difficoltà relazionale. Ricercatori inglesi già quaranta anni or sono avevano descritto casi d’intolleranze che definirono “cerebrali”, cioè cibi che, in determinate persone, erano in grado di provocare disturbi del sistema psichico. Fatta una rapida raccolta delle notizie circa l’alimentazione della bambina ed eseguiti alcuni test di kinesiologia applicata specifici per la valutazione delle intolleranze, ho prescritta una corretta alimentazione, consistente, tra l’altro, in una netta riduzione dei cibi “incriminati” e in una particolare supplementazione vitaminico – minerale atta a fornire tutti i principi nutrizionali trovati carenti durante la visita. Al controllo, dopo circa 20 giorni, la dermatite era risolta così come i sintomi di stanchezza. Era migliorato in modo rilevante anche l’andamento a scuola grazie ad una maggiore capacità di attenzione e di applicazione.

Nella categoria di disturbi psichici da intolleranza verso i cibi i più rappresentativi, oltre alla sonnolenza, sono da ricordare irrequietezza, iperattività e, spesso, difficoltà di concentrazione e/o di attenzione. Importante quindi valutare molto bene ogni singolo caso prima di prima affibbiare in modo semplicistico una “etichetta” che potrebbe causare, nel futuro, non trascurabili nuovi problemi psicologici.

Tutti i cibi possono potenzialmente creare intolleranza ma alcuni si ritrovano più frequentemente anche a causa del loro largo (e spesso eccessivo!) consumo. Molto spesso un’alimentazione ricca di cibi a base di carboidrati complessi (pasta, pane, pizza) o carboidrati semplici (latte e latticini in eccesso, dolciumi vari, cioccolato, succhi di frutta, merendine, biscotti, caramelle, ecc.) e tutti gli additivi che essi contengono, crea un danno molto importante per la salute presente e futura del bambino. Diventa quindi molto importante moderare il consumo di determinati alimenti e, nel frattempo, introdurre diverse porzioni giornaliere di frutta e verdura (considerati carboidrati favorevoli per la presenza di vitamine, sali minerali e fibra soprattutto se derivano da coltivazione biologica). Un’alimentazione varia ed equilibrata è fondamentale per la salute dei nostri figli (e nostra!).

Non dimentichiamoci, da ultimo, dell’ingrediente più importante di tutti che troppo spesso diamo per scontato ma che così “scontato” non lo è per nulla ovvero l’Amore nella cura del nostro bambino quando gli offriamo il cibo: senza ansia o paura, con serenità e soprattutto evitando di distrarlo con giochi o TV e senza forzarlo ad alimentarsi. Se non mangia volentieri o rifiuta il cibo ci dobbiamo chiedere quale sia il suo disagio che ci trasmette attraverso questo comportamento (o se non ha già mangiato merendine o simili prima dei pasti!). Rispettiamolo, insegniamogli a nutrirsi bene, in modo gustoso, semplice ed equilibrato: è uno dei più grandi doni che possiamo fargli per la sua vita!